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Informazione sulla sessualità e contrasto alle discriminazioni di genere nelle scuole

Le ragioni di un piano d’emergenza

 

Premessa – La situazione sanitaria

Anche gli ultimi dati dell’Istituto Superiore della Sanità lo dimostrano[1]: alla popolazione Italiana manca una cultura del monitoraggio delle Infezioni Sessualmente Trasmesse attraverso i test e della prevenzione tramite l’uso del profilattico, maschile e femminile.
Il profilattico è poco usato dalle persone omosessuali e bisessuali (ce lo confermano i dati di un          sondaggio somministrato alla base associativa di Anddos[2]) ma anche dalle persone etero, uomini e donne, che, se usano il profilattico spesso lo intendono come mero mezzo contraccettivo e non percepiscono anche il suo portato di presidio medico per proteggersi dalle IST[3].

Nel nostro Paese non manca solo un’adeguata informazione sulle IST ma sono carenti anche le informazioni di base sul proprio corpo sessuato e sul suo funzionamento[4].

Secondo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (2015), Il 37% delle donne italiane sotto i 30 anni vuole più informazioni su benessere e sulla salute sessuali. Il 50% vuole saperne di più su tutti i      metodi contraccettivi disponibili[5].
Questi dati sono preoccupanti perché si riferiscono a persone adulte non ad adolescenti alle prese coi cambiamenti fisici e alle prime esperienze sessuali e relazionali.

 

La situazione culturale

 

Più in generale, manca la consapevolezza sul fatto che la sessualità implichi delle responsabilità relazionali e interpersonali (ci si tiene in salute non solo per proteggere la propria persona ma anche quelle con le quali si entra in relazione) e che costituisca un nesso fondamentale con l’affettività e la vita relazionale, di coppia e non solo.

 

Queste mancanze di informazione e di consapevolezza non trovano modo di essere colmate in famiglia e nemmeno a scuola. Al contrario, la scuola stessa spesso diviene, suo malgrado, strumento di trasmissione di stereotipi sessisti e comportamenti violenti[6].
Internet risulta una delle fonti primarie di informazione e sappiamo bene della qualità differente e relativa di alcune informazioni che circolano sul web[7].

 

A peggiorare la situazione contribuiscono alcuni aspetti della società italiana, ostinatamente sessista e patriarcale che per tradizioni (sic!) culturali e religiose trova naturale distinguere ruoli e funzioni tra uomini e donne secondo degli stereotipi di genere che sono sopravvissuti praticamente intatti nonostante le conquiste sociali (lavorative e non solo) che le donne hanno fatto negli ultimi trent’anni.

Purtroppo le discriminazioni e la violenza di genere sono fenomeni ancora largamente diffusi non solo in Italia ma anche nel resto del mondo occidentale (per tacere del resto del mondo).

 

 

L’ambito legislativo

 

La legislazione italiana ha da un lato formalmente riconosciuto come diritti umani il rispetto delle differenze di genere e l’uguaglianza tra uomini e donne, ma manca ancora di leggi precise che inquadrino in un percorso di tutela e riconoscimento ampio e organico quei diritti riconosciuti a livello internazionale come inviolabili diritti umani: il diritto all’uguaglianza di genere[8], il diritto alla salute sessuale, (anche per i e le minori), il diritto alla libera espressione e accoglienza sociale della propria identità sessuale in relazione all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

 

Diverse leggi italiane e protocolli d’intesa[9] prevedono, la promozione del superamento degli stereotipi di genere[10], educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di genere. Questi provvedimenti, tuttavia, sono spesso poco applicati e in alcuni casi disattesi[11].

 

Ancora più grave è la situazione sull’educazione alla salute sessuale[12] che attende da 30 anni una legge di riferimento[13], una educazione alla salute sessuale lasciata intanto all’intraprendenza di un corpo docente sempre meno rispettato e valorizzato e a delle associazioni costrette, per mancanza di fondi, a lavorare sempre al margine del volontariato.

 
I saperi e la loro didattica

 

Le competenze agite a proposito della lotta contro gli stereotipi di genere e per una corretta salute sessuale non sono solamente quelle relative alla trasmissione di nozioni, ma riguardano competenze atte a fornire strumenti di lettura critica e di decostruzione della realtà e delle storie attraverso le quali la                interpretiamo, strumenti con i quali decostruire gli stereotipi di genere che si insinuano in ogni campo della civile convivenza, partendo dai banchi di scuola fino alla vita adulta. E’ necessario evitare che in futuro avvenga come è capitato e capita ancora che, per esempio, certi professori di matematica giustifichino una insufficienza di una loro studente con la presunta poca predisposizione del sesso femminile alle      materie scientifiche.
La scuola deve trasmettere competenze che aiutino a controllare e a porsi criticamente anche nei confronti di un immaginario collettivo che deve necessariamente essere non sessista e non discriminatorio.

 

 

L’immaginario collettivo dei media
Altro viatico agli stereotipi di genere e alle loro diffusione sono i mass media che costituiscono un bacino importante dal quale attingere per costruire l’immaginario collettivo.

Tale immaginario contribuisce a quel sentire comune, implicito e spesso non portato a livello di          consapevolezza, che alimenta gli stereotipi sulla stampa come in televisione, nell’informazione come negli spot pubblicitari che contribuiscono alle forme di violenza, fisica e verbale, nella scuola e nei posti di lavoro.

Per questo crediamo fortemente a una formazione permanente anche durante l’età adulta per la quale anche la scuola ha un compito fondamentale, sensibilizzando e coinvolgendo le famiglie degli e delle studenti.
Il coinvolgimento dei genitori è fondamentale per dare il giusto risalto alla dimensione privata della lotta agli stereotipi di genere e per l’informazione per il diritto alla salute sessuale come premesse irrinunciabili per ogni lotta alla violenza contro le donne e contro le discriminazioni in base al genere e all’orientamento sessuale.

 

 

Una lingua non sessista

 

Non può mancare un fondamentale riferimento a una cultura non sessista della lingua, ancora oggi          disattesa o troppo frettolosamente liquidata[14] con considerazioni che non ne colgono il portato culturale.

Una lingua sessuata che riconosca le professioni al femminile, includendo così le donne, permettendo loro di emergere e di non essere considerate sottintese come accade nella pratica, diffusa ma non          formalizzata da nessuna regola grammaticale, del maschile inclusivo ancora oggi diffusissimo in tutti gli ambiti linguistici italiani non ultimo quello legislativo.

 

Per coniugare l’educazione al rispetto dei generi con il rispetto per il proprio corpo e per quello altrui        bisogna possedere delle informazioni sulla sua anatomia, sul suo funzionamento, sugli strumenti per proteggerlo, valorizzando la sua esplorazione, attraverso una esplorazione di sé e dell’altro e dell’altra da sé che, per avvenire su un piano di parità, deve liberarsi della zavorra di tutti gli stereotipi di genere che ancora nostro malgrado tramandiamo di generazione in generazione

 

Coniugare l’educazione al rispetto dei generi con quella per la salute sessuale vuol dire anche coniugare il rispetto per il proprio corpo e quello altrui, anche nell’ottica degli abusi alimentari (consumo di merendine e cibo spazzatura nell’infanzia e preadolescenza) oltre che all’abuso di alcool, sigarette e droghe.
La logica non è proibizionista ma informativa e di assunzione di responsabilità al consumo di tutte

le sostanze intossicanti.
Un percorso di sensibilizzazione da fare in sinergia con i consultori che sono delle risorse irrinunciabili da implementare interrompendo una tendenza decennale al loro svuotamento e smantellamento.

 

 

Necessità di una legge quadro

 

Per tutti questi motivi, di fronte ad una situazione che continua a peggiorare e che costituisce una sempre più grave minaccia per la salute, la sicurezza e lo sviluppo psicofisico di migliaia di giovani, riteniamo utile lavorare a una legge quadro che coniughi l’informazione sulla salute sessuale al contrasto degli  stereotipi di genere nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle famiglie.

 

Una legge che potrebbe seguire le seguenti linee di sviluppo:

 

L’istituzione di un fondo speciale per il prossimo triennio 2017-2020 per sostenere nell’ambito dei Ptof i progetti di educazione alla sessualità e contrasto agli stereotipi di genere e incentivare i corsi di formazione per il corpo docente e le famiglie, valorizzando la rete di associazioni che già agiscono sul territorio secondo percorsi e pratiche gestiti dal basso attraverso gli strumenti democratici di          autogoverno delle scuole (Collegio dei docenti e Consiglio di Istituto, Consigli di classe).

 

– Il Coinvolgimento dei genitori degli e delle studenti attraverso un programma di sensibilizzazione sulla salute sessuale e il contrasto agli stereotipi di genere.

 

– L’attivazione di uno sportello di ascolto e informazione medico-psicologico sui temi inerenti la salute sessuale e la lotta alle discriminazioni e agli stereotipi di genere in sinergia con le associazioni del territorio, se presenti, che hanno nel loro statuto la formazione e l’informazione sulla salute sessuale e la lotta alle discriminazioni e agli stereotipi di genere.

 

L’introduzione della distribuzione del profilattico maschile e femminile nelle scuole con il supporto di una campagna di sensibilizzazione alla contraccezione e alla prevenzione delle Ist ,che preveda nuove risorse e sinergie per i consultori, gli sportelli e i Centri Antiviolenza del territorio.

 

– Una verifica dei libri di testo scelti e una loro eventuale sostituzione secondo le linee guida del progetto P.O.LI.TE

 

– Provvedimenti concreti per la formazione del corpo docente futuro di ogni disciplina a una didattica priva di stereotipi di genere e pregiudizi sessuofobici.

 

Nuovi incentivi per le cattedre universitarie sugli studi di genere che dovranno stabilire le necessarie competenze da fornire a chi si accinge a diventare insegnante.

 

[1] L’Istituto superiore della sanità riporta che nel 2015 il 74,5% dei nuovi casi di hiv sono stati diagnosticati in aids conclamato. Nel 2015 sono state segnalate 3.444 nuove diagnosi di infezione da HIV. Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2015 erano maschi nel 77,4% dei casi. L’età mediana è di 39 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine. La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituscono l’85,5% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 44,9%; MSM 40,6%).

Fonte Notiziario dell’Istituto Superiode di Sanità Volume 29 – Numero 9 Supplemento 1 – 2016

 [2] Secondo il sondaggio Anddos del 2014, all’interno della base associativa (che non è sono solamente Lgbti) il 12,5% usa sempre il preservativo il, 38,30 lo utilizza solo nei rapporti anali, il 12,4 solo nei rapporti orali, il 28,2% saltuariamente, l’8,9% mai.

[3] Secondo i dati della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) ancora oggi 6 donne su 10 in età fertile (15-49 anni) non usano alcun metodo contraccettivo, il 15% non ne ha mai fatto uso e il 44% ha smesso di utilizzarlo. Tanto che una gravidanza su 5 è indesiderata e il 42% delle donne rimaste incinta senza averlo scelto non stava usando nessun contraccettivo.

[4] Secondo lo stesso rapporto le giovani donne non hanno ancora una corretta cultura sulla sessualità Il 60 % ritiene sia normale provare dolore durante i rapporti sessuali. Il 56% non conosce la posizione esatta della vagina. Il 5% ritiene che il coito interrotto sia un valido modo per evitare una gravidanza. Oltre il 20% delle donne tra i 20 e i 30 anni hanno appreso da internet informazioni false, o non esatte, sulla sessualità. Il 2% delle ragazze crede che esista un legame tra il numero di scarpe e le dimensioni del pene. Per il 4% un bagno caldo dopo un rapporto non protetto può rappresentare un’alternativa alla pillola del “giorno dopo”.

[5] Solo nel 15% dei casi la contraccezione a lunga azione viene consigliata ad una donna. Il 58% delle giovani italiane non ha mai sentito parlare di sistemi “fit and forget”. Sono metodi sicuri in grado di proteggere per 3-5 anni senza però compromettere in alcun modo il benessere femminile. Una volta deciso di interrompere l’utilizzo sono rimossi con una semplice procedura che viene svolta dal ginecologo. Questo comporta un immediato ritorno alla fertilità e quindi la possibilità fin da subito di incorrere in una gravidanza.

 

[6] Secondo l’indagine di skuola.net (2014), fonte riportata dal Ministero dell’Interno, su un campione di oltre 2100 studenti di terza media il 31% dei ragazzi è stato almeno una volta vittima di forme di cyberbullismo, nel caso di ragazze si sale al 35%. Per il 37,3% di loro il cyberbullismo è peggiore del bullismo ‘tradizionale’ e, per il 53,7%, anche più frequente.

Anche quando non riconducibile direttamente all’omo-transfobia, il bullismo prende di mira in gran parte dei casi aspetti legati all’aspetto fisico, allo sviluppo sessuale, ai comportamenti non conformi alle norme di genere e orientamento sessuale.

 

[7] Nel questionario sulle Infezioni sessualmente trasmesse e sul vissuto discriminatorio il 60 % delle persone intervistate hanno dichiarato di avere ricevuto informazioni dal web ma che preferirebbero averle da agenzie scoiali quali la scuola o i consultori\medico di base

 

[8] L‘uguaglianza di genere costituisce un diritto umano fondamentale. (articolo 8 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea:

“in tutte le sue azioni l’Unione mira ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità, tra uomini e donne”).

 

[9] Sulla base di un protocollo di intesa (gennaio 2013) siglato tra Ministro dell’istruzione e il Dipartimento per le Pari Opportunità il ministero dell’Istruzione emana un’apposita circolare a tutti gli Uffici scolastici regionali per lo svolgimento della Settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione.

 

[10] Dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ed aperta alla firma l’11 maggio 2011 a Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge 77/2013:

Articolo 12

1 Le Parti adottano le misure necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini.

4 Le Parti adottano le misure necessarie per incoraggiare tutti i membri della società, e in particolar modo gli uomini e i ragazzi, a contribuire attivamente alla prevenzione di ogni forma di violenza che rientra nel campo di applicazione della presente Convenzione.

5  Le Parti vigilano affinché la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto “onore” non possano essere in alcun modo utilizzati per giustificare nessuno degli atti di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.

Articolo 13

1 Le Parti promuovono o mettono in atto, regolarmente e a ogni livello, delle campagne o dei programmi di sensibilizzazione, ivi compreso in cooperazione con le istituzioni nazionali per i diritti umani e gli organismi competenti in materia di uguaglianza, la società civile e le ONG, tra cui in particolare le organizzazioni femminili, se necessario, per aumentare la consapevolezza e la comprensione da parte del vasto pubblico delle varie manifestazioni di tutte le forme di violenza oggetto della presente Convenzione e delle loro conseguenze sui bambini, nonché della necessità di prevenirle.

Articolo 14

1 Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.

2 Le Parti intraprendono le azioni necessarie per promuovere i principi enunciati al precedente paragrafo 1 nelle strutture di istruzione non formale, nonché nei centri sportivi, culturali e di svago e nei mass media.

 

[11] Così il caso P.O.LI.Te PAri oportunità nei Libri di Testo.

[12] “La salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per raggiungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti.”
Standard sull’Educazione Sessuale in Europa , Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA, 2010

 

[13] Moltissime le proposte di legge. Le due più recenti del 2015, una a firma di Giuseppina Castiello (Fi) che mira a «educare i giovani alla complementarietà tra uomo e donna e alla valorizzazione di un rapporto umano e rispettoso tra i sessi»; l’altra di SIlvia Chimienti (M5S), che punta a fare della scuola una comunità inclusiva volta al «superamento di tutte le discriminazioni».

[14] Nell’introduzione alle Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione, pubblicate dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel settembre 2012, si legge: «Nel testo si troveranno sempre termini quali: “bambini, adolescenti, alunni, allievi, studenti,…” Si sollecita il lettore a considerare tale scelta semplicemente una semplificazione di scrittura, mentre nell’azione educativa bisogna considerare la persona nelle sue peculiarità e specificità, anche di genere».

 

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Progetto per l’elaborazione di una proposta formativa rivolta alle istituzioni sulla sessualità consapevole e sulle differenze di genere nelle scuole, ispirata agli standard OMS. 

Analisi di contesto

Il documento dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, Standard per L’Educazione Sessuale in Europa, si legge che

“L’educazione sessuale olistica fornisce a bambine/i e a ragazze/i informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità e contemporaneamente li [sic!] aiuta a sviluppare le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi ed aperti che favoriscono la costruzione di società eque[1]“.

Il portato dell’educazione sessuale olistica va ben al di là della sessualità consapevole e integra la consapevolezza del proprio corpo sessuato con la più generale identità sessuale, che coinvolge anche la sfera affettiva e relazionale, l’identità e i ruoli di genere e l’orientamento sessuale così come si deduce dalla più consolidata letteratura scientifica[2].

Il nostro Paese è l’unico dell’Europa occidentale a non avere ancora implementato alcun programma di educazione sessuale o sull’identità sessuale negli Istituti scolastici.
In Olanda, l’educazione sessuale è presente nelle scuole da oltre 10 anni a partire dalle scuole materne, mentre  in Germania è stata resa obbligatoria anche per le scuole confessionali.

Il più recente avanzamento nel nostro paese è la parte del decreto sulla “Buona Scuola” relativa alle discriminazioni di genere, purtroppo insufficiente perché parziale nei contenuti e inefficace, che rischia di rimanere lettera morta per l’imbarazzante timore di offendere le persone sostenitrici della propaganda “anti-gender”, che hanno animato una campagna che promuove l’omofobia, è nemica della libertà femminile, offende il valore della scuola pubblica e lede l’autonomia degli e delle insegnanti

Nel nostro Paese, pur non esistendo alcun programma organico di educazione sessuale e  dell’identità sessuale nelle scuole, abbiamo casi isolati e meritori in cui il tema viene trattato.

Crediamo però che in queste rare e preziose esperienze, si tende a separare le tematiche legate all’educazione di genere e alla consapevolezza di sé dalla tematiche più strettamente connesse agli aspetti fisiologici del sesso e alla prevenzione con alcune rare eccezioni come l’iniziativa istituzionale del progetto “Wlamore” promosso dalla Regione Emilia Romagna.

Dati e criticità su IST, bullismo e discriminazioni di genere

Dal versante delle IST le infezioni come la sifilide hanno subito un incremento tra la popolazione giovanile fra i 15 e 25 anni  che, dal 1996 al 2008, ha raggiunto l’800% (Società Italiana diPediatria). Le nuove infezioni da HIV rimangono stabili intorno ai 4000 casi l’anno, causate nell’84% dei casi dal mancato uso del profilattico.

La diffusione dell’HIV pur presentandosi in maniera quanto più trasversale è ancora percepito come problema che coinvolge più gli uomini delel donne, o più le perosne omosessuali rispetto quelle eterosessuali, nonostante l’ultima relazione dell’Istituto Superiore di Sanità (2015) attesti che delle nuove infezioni il 43,2% sono avvenute in rapporti eterosessuali e il 40,9% in rapporti omosessuali.

Nel rapporto si legge purtroppo che negli ultimi 10 anni è aumentata vertiginosamente la percentuale di persone che ignorano il proprio stato sierologico:

tra il 2006 e il 2014 il numero di persone che arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività è aumentato dal 20,5% al 71,5% dei casi. 

Questi dati ai quali si aggiungono la la recrudescenza di altre IST come la Sifilide testimoniano la totale mancanza nella popolazione italiana di una cultura della prevenzione attraverso l’uso del profilattico e l’abitudine ai test.

Al di là delle Ist manca alla popolazione italiana una adeguata conoscenza del proprio corpo sessuato e del suo funzionamento.

Secondo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (2014), il 66% delle donne tra i 20 e i 30 anni ritiene che sia normale provare dolore durante i rapporti sessuali, l’11% crede che non si possa restare incinte durante le mestruazioni mentre il 4% ritiene che un bagno caldo sia un valido contraccettivo.
La sessualità consapevole ha vita difficile nel nostro Paese: ancora oggi 6 donne su 10 in età fertile (15-49 anni) non usano alcun metodo contraccettivo, il 15% non ne ha mai fatto uso e il 44% ha smesso di utilizzarlo.

Una gravidanza su 5 è indesiderata e il 42% delle donne rimaste incinte senza averlo scelto non stava usando nessun contraccettivo.

Tra la popolazione LGBTI, invece, secondo il sondaggio Anddos del 2014, il 12,5% usa sempre il preservativo il,  38,30 lo utilizza solo nei rapporti anali, il 12,4 solo nei rapporti orali, il 28,2% saltuariamente, l’8,9% mai.

Sul versante delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, agli episodi dibullismo omolesbotransfobico e si vanno ad aggiungere anche i casi di cyber bullismo, sexting e gli adescamenti in chat.

Secondo l’indagine di skuola.net (2014) riportata dal Ministero dell’Interno,  su un campione di oltre 2100 studenti di terza media il 31% dei ragazzi è stato almeno una volta vittima di forme di cyberbullismo, percentuale che sale al 35% nel caso di ragazze. Per il 37,3% di loro il cyberbullismo è peggiore del bullismo ‘tradizionale’ e, per il 53,7%, anche più frequente.

Anche quando non riconducibile direttamente all’omo-transfobia, il bullismo prende di mira in gran parte dei casi aspetti legati all’aspetto fisico, allo sviluppo sessuale, ai comportamenti non conformi alle norme di genere e orientamento sessuale dunque, in ultima analisi all’identità di genere e all’orientamento sessuale anche presunto.

Secondo i dati ISTAT del 2014, il 50% dei ragazzi e delle ragazze tra gli 11 e i 17 anni sono vittime di bullismo, il 19% lo subisce più volte al mese, il 9,1% ogni settimana. Secondo il rapporto Arcigay del 2010, una percentuale tra il 7% e il 20% della popolazione studentesca è  protagonista di atti di bullismo omofobico,  con numeri assoluti che raggiungono le 100.000 unità tra ragazzi e ragazze, ogni anno.

Alla luce di quanto detto, si propone un Piano d’emergenza per l’educazione sessuale  e il contrasto alle discriminazioni di genere che persegua i seguenti obiettivi:

1) La realizzazione di una proposta didattica da presentare alle istituzioni nazionali per l’educazione sessuale e alle differenze di genere in Italia. La proposta consiste nell’elaborazione di un protocollo di contenuti, metodi e prassi rivolte al corpo docente, alle famiglie e al corpo studentesco, che rispecchi le linee guida OMS per un’educazione sessuale adatta ad ogni fascia d’età e promuova una cultura inclusiva delle diverse   identità di genere e degli orientamenti sessuali.

2) L’inserimento del protocollo nelle linee guida per l’applicazione dell’articolo 16 della “Buona Scuola” e l’istituzione di un nuovo tavolo permanente associazioni-MIUR per l’elaborazione dinuovi provvedimenti sui temi della prevenzione, del bullismo, dell’educazione sessuale e digenere.

3) L’Istituzione della settimana sulla sessualità consapevole e sulle differenze digenere in tutte le scuole di ordine e grado in cui persone esperte, associazioni e insegnanti si rivolgono congiuntamente al corpo studentesco e alle loro famiglie.

Il progetto prevede, infine, la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione a sostegno del Piano nazionale volta a sottolineare l’urgenza e la necessità che la politica e le istituzioni affrontino questa materia.

[1] Standard sull’Educazione Sessuale in Europa, Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA, 2010, p. 5. Il documento è stato realizzato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Centro Federale per l’Educazione alla Salute (BZgA) in Germania, a Colonia. L’edizione Italiana è stata promossa e finanziata dalla Federazione italiana di Sessuologia Scientifica.

[2] L’identità di genere è “il senso di se stessi, l’unità e la persistenza della propria individualità maschile o femminile o ambivalente (di grado maggiore o minore), particolarmente come esperienza di percezione sessuata di se stessi e del proprio comportamento” Money, J., Ehrhardt, A. (1972 ). Man & woman, boy & girl. Baltimore (MD): John Hopkins University Press