“Parlami d’amore”, report dell’incontro del 16 dicembre

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Venerdì 16 si è tenuto al Caffè Letterario di Roma l’incontro Parlami d’Amore, nell’ambito del progetto Sessualità e Differenze promosso da Anddos in collaborazione con Scosse della rete Educare alle differenze.

(Nella foto l’introduzione dell’incontro con il presidente di Anddos Mario Marco Canale, Rosario Coco responsabile della comunicazione di Anddos, Monica Pasquino presidente di Scosse, associazione promotrice della rete Educare alle Differenze)

Il progetto parte dalla constatazione che la lotta contro le discriminazioni di genere e gli oreintamenti sessuali non può prescindere dal diritto all’informazione sessuale, perchè sono due aspetti di quella educazone sessuale olistica ricordata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nei suoi Standard sull’Educazione Sessuale in Europa del 2010.

Durante l’incontro tre relazioni hanno fornito diversi dati sulla situazione italiana riguardo la diffusione delle Infezioni sessualmente trasmesse e quanto si fa per combatterle, e, anche, su quanto si fa nelle scuole a proposito di educazione alle differenze di genere.

Schermata-2016-12-17-alle-16.59.47I dati emersi, tanto quelli dell’Istituto Superiore della Sanità, presentati dalla Dott.sa Anna Colucci, quanto quelli emersi da una indagine svolta da Anddos, tramite questionario, sulla conoscenza delle Infezioni Sessualmente Trasmesse e il vissuto discriminatorio, presentata da Alessandro Paesano, referente del progetto per Anddos, mostrano una popolazione italiana poco preparata a proteggersi dalle Ist e desiderosa di informazioni da canali più sicuri e di alto profilo della rete web, che rimane la prima fonte di informazione.

I dati dell’Istituto Superiore della Sanità riguardo l’anno 2015 hanno mostrato un aumento dei nuovi casi di Hiv tra i maschi che fanno sesso coi maschi (una macrocategoria che raggruppa tanto le perosne omosessuali quanto quelle non omosessuali che però hanno un comportamento omosessuale), una incidenza altissima tra le fascie d’età 15-29 anni, una schiacciante prevalenza maschile di tutti i nuovi casi di Hiv (compresi anche quelli delle persone eterosessuali) (oltre il 70%) un ultriore aumento dei nuovi casi di Hiv diagnosticati in presenza dei primi sintomi di aids e dunque di diagnosi tardive, anni dopo l’avvenuto contatto col virus (75% contro il 71% del 2014).

L’indagine svolta da Anddos ha riscontrato come da un lato la popolazione intervistata abbia abbastanza consapevolezza su come si trasmette l’Hiv ma non abbia ben chiara la differenza tra Hiv e Aids.
Manca anche la consapevolezza che il profilattico non protegge esclusivamente dall’Hiv e dalle gravidanze indesirete ma da tutta una gamma di Ist (come la sifilide) che sta avendo dei picchi di diffusione, come cofermano i dati dell’Istituto Superiore della Sanità.

Tra i dati emersi dall’indagine (dati parziali l’indagine essendo tuttora in corso) è emersa una grande fame di informazioni  che le persone intervistate ricevono principalmente da internet mentre vorrebbero fossero date loro principlamente dalle strutture sanitarie (medico di base e consultori) e dalla scuola, una scuola che, secondo le persone intervistate, lo fa al momento molto poco.

Schermata-2016-12-17-alle-16.59.39Monica Pasquino ha sottolienato come l’educazione di genere a scuola c’è già, ma occorre sottoporre a critica i modelli stereotipati e metterli in dialogo con le capacità e i sentimenti degli e delle studenti per promuovere spazi di libertà e prevenire diseguaglianza e violenza.

L’educazione alle differenze trae infatti spunto e origine da una teoria della soggettività fondata sulla relazione e sulla vulnerabilità, che affonda le proprie radici negli studi di genere.

In questa prospettiva la costruzione dell’identità e la capacità di indagare emozioni e sentimenti si definisce come la chiave di volta del processo educativo

La scuola, ha proseguito Pasquino, può trasformare o rinforzare i modelli tradizionali che producono disparità tra uomini e donne.  Educare significa accompagnare a una consapevolezza di sé e degli altri che valorizzi le individualità, lo spirito critico e le differenze di ogni soggetto.

La responsabilità educativa si misura con la capacità di dare risposte e di sostenere ogni bambino/a nella costruzione di percorsi di vita liberi, significativi e sereni.

Ha poi passato in rassegna alcuni dei moduli didattici per l’educazione alle differenze di genere che la rete di Educare alle Differenze porta in diverse scuole di ogni ordine e grado.

Si tratta di interventi in orario curricolare che non si caratterizzano mai come lezioni frontali ma prevedono un approccio laboratoriale che coinvolge le classi cui si rivolgono facendole intervenire in prima persona.

Come ha ricordato Paesano, il problema nelle scuole italiane non sono la mancanza dei corsi (che si fanno a macchia di leopardo) ma lo spontaneismo di questi corsi lasciati all’intraprendenza della docenza senza sostegno alcuno dal Ministero e dalle Direzioni Regionali.
Paesano ha poi ricordato come, nonostante le sue carenze sistemiche, la legislazione italiana prevede un piano di contrasto alle discriminazioni e alle violenze di genere che è quasi totalmente disatteso e lasciato alla determinazione del singolo docente, della singola maestra.

Schermata-2016-12-17-alle-16.58.36Molti gli interventi del pubblico tra il quale erano presenti numerose realtà LGBTI, come Agedo, docenti, formatori e formatrici e realtà per i diritti umani come Amnesty Italia che hanno contribuito a individuare alcuni dei prossimi passi da compiere per approfondire una proposta politica di legge quadro e lanciare nei prossimi mesi una grande campagna di sensibilizzazione.

Da un lato è stato espressa una certa frustrazione per la totale insipienza della classe politica italiana, che non crede nell’efficacia di una legge quadro e suggerisce di continuare dal basso come si sono costituite sinora le reti di alleanze tra associazioni e insegnanti come quella di Educare alle differenze.

Colucci ha esortato però a riconoscere quanto le istituzioni stanno facendo a cominciare dai presidi di controllo e di cura dell’Istituto Superiore della Sanità  e del Ministero della Salute auspicando che si avvii un dialogo tra ministeri atto a mettere in sinergia strategie e campagne informative che al presente manca completamente.
Paesano ha  ricordato che la legge quadro che il progetto Sessualità e Differenze richiama, significa valorizzare al massimo sia gli organi di autogoverno scolastici (Collegio dei docenti e Consiglio di Istituto) per evitare di calare dall’alto curricoli e linee guida (come fatto dalle ultime riforme scolastiche) restituendo di fatto una voce in capitolo ai e alle docenti, sia i medici di base, i Consultori e i Centri Antiviolenza che devono essere messi a sistema e comunicare in una organizzazione organica.

Nelle prossime settimane produrremo degli approfondimenti su ogni relazione presentata e presenteremo i risultati definitivi del questionario sulle Ist e il vissuto discriminatorio, tuttora in corso.

 

Per ricevere informazioni scrivete a info@sessualitaedifferenze.it